Oh, damn.. We are made for each other

Oh, damn.. We are made for each other

”That’s the trouble with loving a wild thing: You’re always left watching the door” Edith Pattou, East.

Illustration by Anton Lomaev.

9emeart:

Le mur
Manara 9emeart:

Le mur
Manara 9emeart:

Le mur
Manara 9emeart:

Le mur
Manara
Alphonse Mucha

Alphonse Mucha

IL KLIMT PERDUTO: LE ALLEGORIE DELL’UNIVERSITà  
Gustav Klimt, “Giurisprudenza” 1903
Distrutto
Il ciclo delle Allegorie per l’Università di Klimt si concludeva con il pannello dedicato alla Giurisprudenza, l’ultimo ad essere consegnato ai committenti e quello destinato a suscitare il più vasto clamore.L’opera raffigura la macchina della giustizia come un’oscura piovra che attanaglia tra i tentacoli il corpo nudo, macilento e indifeso del reo: lontane, chiuse nella propria sensuale indifferenza, le tre figure in primo piano rappresentano le Parche, le divinità classiche deputate allo scandire il tempo concesso all’esistenza dei mortali, mentre nel registro superiore le tre allegorie della Verità, della Giustizia e della Legge completano la scena.Se già i due dipinti precedenti del ciclo avevano destato scandalo in una società fiduciosa nelle conquiste della scienza, cresciuta alla scuola del positivismo, la Giurisprudenza non poteva, a maggior ragione, non alimentare ulteriori polemiche in virtù del tono dissacrante col quale il diritto veniva ritratto: non già come la più alta espressione della convivenza civile, bensì come una tetra macchina dai misteriosi e imperscrutabili meccanismi entro i quali il condannato si ritrova inerme ed inosservato dalle tre figure allegoriche in alto, in particolare dalla Giustizia, la cui classica iconografia non scevra di retorica è completamente cancellata per avvicinarla, al contrario, ai tratti freddi dei simulacri dell’Asia Minore che l’archeologia riscopriva in quei medesimi anni.Non stupisce, pertanto, che fu proprio in concomitanza con l’indignazione che insorse con la presentazione di Giurisprudenza se Klimt si risolse a ritirare i tre pannelli: un’ombra minacciosa, fin dalla sua realizzazione, si stagliava su questo sfortunato ciclo destinato a una tragica scomparsa. (Daniele)

IL KLIMT PERDUTO: LE ALLEGORIE DELL’UNIVERSITà  

Gustav Klimt, “Giurisprudenza” 1903

Distrutto

Il ciclo delle Allegorie per l’Università di Klimt si concludeva con il pannello dedicato alla Giurisprudenza, l’ultimo ad essere consegnato ai committenti e quello destinato a suscitare il più vasto clamore.
L’opera raffigura la macchina della giustizia come un’oscura piovra che attanaglia tra i tentacoli il corpo nudo, macilento e indifeso del reo: lontane, chiuse nella propria sensuale indifferenza, le tre figure in primo piano rappresentano le Parche, le divinità classiche deputate allo scandire il tempo concesso all’esistenza dei mortali, mentre nel registro superiore le tre allegorie della Verità, della Giustizia e della Legge completano la scena.
Se già i due dipinti precedenti del ciclo avevano destato scandalo in una società fiduciosa nelle conquiste della scienza, cresciuta alla scuola del positivismo, la Giurisprudenza non poteva, a maggior ragione, non alimentare ulteriori polemiche in virtù del tono dissacrante col quale il diritto veniva ritratto: non già come la più alta espressione della convivenza civile, bensì come una tetra macchina dai misteriosi e imperscrutabili meccanismi entro i quali il condannato si ritrova inerme ed inosservato dalle tre figure allegoriche in alto, in particolare dalla Giustizia, la cui classica iconografia non scevra di retorica è completamente cancellata per avvicinarla, al contrario, ai tratti freddi dei simulacri dell’Asia Minore che l’archeologia riscopriva in quei medesimi anni.
Non stupisce, pertanto, che fu proprio in concomitanza con l’indignazione che insorse con la presentazione di Giurisprudenza se Klimt si risolse a ritirare i tre pannelli: un’ombra minacciosa, fin dalla sua realizzazione, si stagliava su questo sfortunato ciclo destinato a una tragica scomparsa. (Daniele)